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RIMBORSO IVA ASSOLTO IN ALTRO STATO

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 14.15

La normativa ammette il rimborso dell’iva assolta in un altro paese nei seguenti casi:

• Iva assolta in altri Stati membri dell’Unione Europea da parte di soggetti passivi stabiliti in Italia (art. 38-bis1 del DPR 633/72);

• Iva assolta in Italia da parte di soggetti passivi stabiliti in altri Stati membri dell’Unione Europea (art. 38-bis2 del DPR 633/72);

• Iva assolta in Italia da parte di soggetti passivi stabiliti in Stati extra UE con i quali sussistono accordi di reciprocità (art. 38-ter del DPR 633/72).

Di seguito analizziamo ciascuna delle tre casistiche.


Per consentire ai soggetti passivi italiani di richiedere il rimborso per l’iva assolta in altri paesi UE è necessario - oltre alla necessità che il contribuente in questione effettui operazioni che conferiscono il diritto alla detrazione Iva in Italia - rispettare i seguenti requisiti:

1) Non avere la sede della propria attività né stabile organizzazione (con la quale sono effettuate operazioni commerciali) nello Stato membro di rimborso;

2) Non aver effettuato operazioni territorialmente rilevanti nello Stato membro di rimborso, salvo che si tratti di prestazioni di trasporto e relativi servizi accessori non imponibili Iva nonché di operazioni soggette a Iva a seguito di reverse charge.

Dall’altra parte, però, la giurisprudenza UE ha sancito che il diritto al rimborso dell’Iva non è precluso nei casi di:

a) Soggetto passivo che possiede nello stato membro di rimborso una stabile organizzazione tramite la quale non sono realizzate operazioni imponibili;

b) Abbia nominato un rappresentante fiscale ai fini Iva nel predetto Stato (cfr. Corte di Giustizia 6.2.2014 causa C-323/12), oppure, si sia ivi identificato ai predetti fini o avrebbe dovuto farlo (cfr. Corte di Giustizia 11.6.2020 causa C-242/19).

Per chiedere il rimborso in questione occorre presentare un’istanza all’Agenzia delle Entrate tramite l’apposito portale elettronico entro il 30 settembre dell’anno successivo al periodo di riferimento (termine sul quale non si applica il rinvio al primo giorno lavorativo successivo qualora i termini per gli adempimenti fiscali scadono di sabato o in un giorno festivo).

La somma richiesta a rimborso non può essere inferiore:

- a 400 euro se la richiesta si riferisce a un periodo inferiore a un anno civile, ma non a tre mesi;

- a 50 euro se la richiesta si riferisce a un anno civile o alla parte residua di un anno civile.

Qualora alla fine dell’anno solare la percentuale di detrazione sia diversa da quella utilizzata in modo provvisorio nel corso del medesimo periodo, i soggetti passivi che applicano il pro rata devono comunicare, entro l’anno solare seguente, la nuova percentuale di detrazione a tutti gli Stati membri a cui hanno chiesto il rimborso dell’IVA assolta. La comunicazione è effettuata contestualmente alla presentazione di una nuova istanza di rimborso o, in mancanza, con apposita comunicazione (provv. Agenzia delle Entrate 1.4.2010 n. 53471, § 1.7).


La richiesta di rimborso dell’iva assolta in Italia da soggetti passivi UE può essere presentata se rispettati i seguenti requisiti:

1) Non aver avuto una stabile organizzazione nel territorio dello Stato;

2) Non aver effettuato operazioni territorialmente rilevanti in Italia, salvo che si tratti di operazioni soggette a IVA con il meccanismo del reverse charge, di prestazioni di trasporto e relativi servizi accessori non imponibili IVA nonché di operazioni effettuate ai sensi dell’art. 74-septies del DPR 633/72.

Anche in questo caso la giurisprudenza UE ha sancito che il diritto al rimborso dell’Iva non è precluso nei casi di:

a) Soggetto passivo che possiede nello stato membro di rimborso una stabile organizzazione tramite la quale non sono realizzate operazioni imponibili;

b) Abbia nominato un rappresentante fiscale ai fini Iva nel predetto Stato (cfr. Corte di Giustizia 6.2.2014 causa C-323/12), oppure, si sia ivi identificato ai predetti fini o avrebbe dovuto farlo (cfr. Corte di Giustizia 11.6.2020 causa C-242/19).

Tale richiesta di rimborso può essere inviata:

> A partire dal primo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento ed entro il 30 settembre dell’anno solare successivo al periodo di riferimento;

> A partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quello oggetto della richiesta annuale di rimborso ed entro il 30 settembre del medesimo anno.

La somma richiesta a rimborso non può essere inferiore:

- a 400 euro, se la richiesta si riferisce a periodi infrannuali;

- a 50 euro, se la richiesta si riferisce a un anno civile.


In conclusione la normativa prevede anche il rimborso dell’iva assolta in Italia da soggetti passivi Extra Ue con i quali esistono accordi di reciprocità (attualmente, Israele, Norvegia e Svizzera) e rispettando i seguenti requisiti:

1) Essere soggetti passivi dell’Iva o dell’imposta sulla cifra d’affari nello Stato di domicilio o residenza;

2) Non avere una stabile organizzazione in Italia;

3) Non aver effettuato operazioni territorialmente rilevanti in Italia, salvo le eccezioni previste.

Occorre, inoltre, che:

> Lo Stato extra UE assicuri lo stesso trattamento agli operatori economici italiani;

> I beni mobili siano acquistati o importati e i servizi siano acquistati nell’esercizio di impresa;

> L’imposta risulti detraibile.

L’istanza deve essere presentata entro e non oltre il 30 settembre dell’anno successivo a quello cui si riferisce la richiesta, mediante o raccomandata A/R o corriere o consegna a mano.

L’importo dell’IVA che forma oggetto della richiesta di rimborso non può essere inferiore:

- a 400 euro, se l’istanza è trimestrale;

- a 50 euro, se l’istanza è annuale.


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APERTA LA PIATTAFORMA PER I FINANZIAMENTI SISMET

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 13.15

Per accedere ai finanziamenti agevolati SIMEST, dalle ore 9:00 di oggi, 21.10.2021, le imprese possono precaricare, sulla piattaforma messa a disposizione sul sito https:/www.simest.it/homepage, il modulo di domanda firmato digitalmente comprensivo di tutta la documentazione da allegare.

L’ordine di inserimento della richiesta non costituisce priorità di accesso ai fondi. Le imprese devono scegliere una sola delle misure previste finanziate con i fondi del PNRR:

- transizione digitale ed ecologica delle PMI con vocazione internazionale;

- partecipazione di PMI a fiere e mostre internazionali, anche in Italia e missioni di sistema;

- sviluppo del commercio elettronico delle PMI in paese esteri (e-commerce).

Dalle ore 9:30 del 28.10.2021 sarà possibile accedere al Portale per la sottomissione dei moduli di domanda precaricati oppure per compilare una nuova richiesta.


FONTE: IL SOLE 24 ORE



RINCARI PREZZI ENERGIA, IL GOVERNO VALUTA NUOVI INTERVENTI

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 09.00

L'aumento dei prezzi dell'energia potrebbe rallentare la crescita dell'Italia, per questo il governo "e' gia' intervenuto due volte", ma valuta "ulteriori misure e ulteriori interventi". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Daniele Franco, intervenendo alla Giornata del Risparmio. Sull'economia "siamo consapevoli che ci sono rischi al ribasso legati all'evoluzione della pandemia e alla domanda mondiale ma anche ai prezzi dell'energia", ha detto Franco, spiegando che in Italia si registra "una ripresa intensa dell'attivita' economica con prospettive per il 2021 favorevoli. La ripresa intesa della crescita del Pil e' del 6% quest'anno, molto superiore a quella contenuta nel Def di aprile del +4,5%". "La dinamica dei consumi delle famiglie negli ultimi trimestri e' positiva e la dinamica degli investimenti e' molto accentuata".

Quanto agli investimenti fissi lordi, essi "quest'anno cresceranno del 15% circa, e questo vuol dire che compensa la flessione del 2020. La crescita degli investimenti fissi lordi e' superiore al Pil anche nel 2024".


FONTE: ITALIAOGGI



BOOM DI CERTIFICATI MEDICI PER IL GREEN PASS AL LAVORO

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 08.20

Il primo giorno dell’entrata in vigore del green pass, venerdì 15 ottobre, i certificati per malattia presentati dai lavoratori, pubblici e privati, sono stati in tutto 93.322. Il venerdì della settimana precedente il conto era ben più basso: 76.836. Una quantità destinata a crescere, rivela l’Inps. Lunedì 18 ottobre i certificati ricevuti dall’Istituto sono arrivati a 152.780, con un incremento del 14,6% rispetto ad appena sette giorni prima, quando i certificati ricevuti erano stati 133.270.

Martedì la crescita è stata minore, ma comunque, fa sapere l’Inps, i certificati arrivati fino alle 17 sono stati 83.078: una settimana fa erano stati 74.724, con un incremento dell’11,2%. Gli aumenti maggiori si registrano in Lombardia, passata in una settimana dai 32.965 certificati presentati lo scorso lunedì 11 ottobre ai 38.061 di lunedì 18, mentre venerdì erano stati 17.945. Numeri in crescita anche per il Piemonte, passato dai 13.805 certificati dell’11 ottobre ai 16.678 di due giorni fa. InVeneto, venerdì 15 ottobre i certificati arrivati all’Inps sono stati 8.886: tre giorni dopo, il lunedì, con l’avvio della prima settimana lavorativa con il green pass, sono saliti a 18.795. Più che raddoppiati anche in Emilia-Romagna: 9.659 il 15 ottobre, saliti a 20.589 il lunedì successivo. Numeri alti anche nel Lazio con 19.241 certificati di lunedì 18, contro i 9.787 di venerdì 15. Ma il lunedì prima erano di poco sopra i 17mila.

Impossibile non pensare al green pass, diventato obbligatorio nei luoghi di lavoro dallo scorso venerdì e fino al 31 dicembre 2021. Molti di coloro che non vogliono vaccinarsi e neanche sottoporsi a un tampone potrebbero aver scelto una «terza via» per non presentarsi in ufficio: l’assenza per malattia. Senza green pass il lavoratore è considerato assente ingiustificatoe viene sospeso dal lavoro (ma senza conseguenze disciplinari) fino a 10 giorni e anche dallo stipendio (ma non può essere licenziato). Non solo. La sospensione prevede anche lo stop ai contributi assistenziali e previdenziali, con effetti su Tfr, assegni familiari e altre erogazioni previste. L’assenza per malattia invece non ha alcuna ricaduta sullo stipendio e tutto il resto.

Contro le «malattie da green pass», i datori di lavoro — pubblici e privati — potrebbero richiedere l’intervento dei medici incaricati dall’Inps. Ma come verificare i 38.061 malati lombardi con appena 24 medici Inps in tutta la Lombardia? O i 16.678 del Piemonte con 11 medici? In tutta Italia, i medici di ruolo dell’Inps addetti alle verifiche di malattie, ma anche invalidità civili (per cecità, sordità e leggi 104, 68 e 222) sono 311. Dovrebbero essere 539, ma anche così sarebbe difficile verificare la validità di migliaia e migliaia di certificati. A questi vanno aggiunti i circa 1.300 medici in convenzione che collaborano con l’Inps qualche ora a settimana.

«Siamo in una situazione difficile — racconta uno di loro, Gianfranco Magnelli che è appena andato in pensione —, abbiamo migliaia di pratiche in attesa ma le risorse sono queste, per ogni medico che c’è ne servirebbe almeno un altro». L’Inps ha appena bandito un concorso per 189 posti, ma i nuovi arrivi sono attesi almeno nel 2022. Nel frattempo molti andranno in pensione, l’età media è di 63 anni. Chi resta chiede di fare come durante la pandemia: richiamare i medici dell’Inps in pensione, «da soli non ce la facciamo più».


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



VISCO: SERVE FONDO COMUNE UE PER ASSORBIRE I DEBITI NAZIONALI POST COVID

Pubblicato il 21 ottobre 2021 alle 08.05

Il quadro di ripresa economica, che vede quest’anno una crescita superiore al previsto attorno al 6% e un debito/Pil in riduzione, è «uno scenario che resta fortemente dipendente dal mantenimento di un sostanziale sostegno da parte delle politiche economiche che, rispetto alla fase di emergenza, può essere più mirato e soprattutto volto a stimolare il potenziale di offerta dell'economia». Parole e musica del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nell’intervento alla Giornata mondiale del risparmio.

D’altra parte le condizioni di finanziamento garantite dalla Bce, che nelle attese resteranno favorevoli, «potranno favorire la discesa» del rapporto debito/Pil ma «non è possibile contare su un onere del debito mantenuto indefinitamente sugli attuali eccezionalmente bassi livelli» anche perché «per evitare il riproporsi dei rischi di instabilità sperimentati in passato, superata la crisi sarà necessario accelerare il rientro, anche ricostituendo adeguati avanzi primari».

Soprattutto in considerazione del fatto che nel 2020, nell’area dell’euro il rapporto tra deficit pubblico e Pil è schizzato dallo 0,6% nel 2019 al 7,2%. E in netto aumento anche il debito pubblico salito dall’83,6% di fine 2019 al 97,3% di fine 2020. E secondo i dati Eurostat il disavanzo italiano (-9,6%) è il quarto della zona euro, mentre il debito pubblico al 155,6% del Pil è secondo solo a quello della Grecia.

Unione europea

Abbastanza per Visco suggerisca che l’Unione europea si doti di una capacità di bilancio emettendo debito comune. E «per garantire in tempi rapidi liquidità e spessore al mercato di questo nuovo strumento si può pensare a una gestione comune di una parte dei debiti dei singoli paesi attraverso un fondo di ammortamento che ritirerebbe gli strumenti nazionali emettendo titoli europei», includendo «almeno il debito contratto da tutti i paesi membri negli ultimi due anni per far fronte agli effetti della pandemia».

Inflazione

Sul fronte della ripresa, Visco non può ignorare di come l’Eurozona faccia i conti con le difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime e di beni intermedi, in parte dovute proprio alla rapidità della ripresa, con forti aumenti nei prezzi dell'energia, in particolare del gas: «Gli effetti delle strozzature di offerta, che cominciano a sentirsi anche in Italia, sono da valutare come temporanei, ma potrebbero pesare sulla produzione e sui prezzi più a lungo di quanto inizialmente atteso».

Criptovalute

Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco torna ad avvisare sui rischi per i risparmiatori dalle criptovalute «che per loro natura hanno un valore instabile e possono anche favorire operazioni illecite». Nel suo intervento alla Giornata del Risparmio, Visco ammonisce sulla «diffusione non controllata di questi strumenti, la cui capitalizzazione di mercato a livello globale è triplicata nel 2021, raggiungendo 2.500 miliardi di dollari». Per il governatore, altro tema sono le cosiddette «stablecoins» che per le loro caratteristiche potrebbero essere utilizzate per i pagamenti.

Bond

Per convogliare verso le imprese il risparmio fermo nei depositi bancari, salito con la pandemia di 200 miliardi, occorre ampliare l'offerta di strumenti finanziari attraverso l'emissione di più obbligazioni e strumenti liquidi delle nostre aziende. Lo afferma il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nel suo intervento alla giornata del Risparmio secondo cui tra i fondi comuni «solo una piccola parte finanzia le imprese residenti». Visco riconosce «modesti progressi» nell'aumento del valore delle obbligazioni delle aziende italiane «che resta basso nel confronto internazionale».

Prestiti a rischio

I finanziamenti bancari alle imprese con un «significativo aumento del rischio di credito» sono saliti del 40% dalla fine del 2019 e per questo la Banca d'Italia sta sollecitando le banche «a continuare a valutare attentamente le prospettive delle imprese affidate e ad effettuare accantonamenti prudenti e tempestivi». Lo afferma il governatore Ignazio Visco nel suo intervento alla Giornata del Risparmio secondo cui «la qualità dei prestiti bancari non ha finora risentito della crisi, anche grazie alle misure di sostegno e alla ripresa dell'attività economica». «Lo scarso ricorso al mercato dei capitali da parte delle imprese ne ostacola il rafforzamento patrimoniale e le espone al rischio di squilibri nella struttura finanziaria» ha aggiunto Visco.


FONTE: LA STAMPA



REGIME IVA DELL'EDITORIA - PARTE 2 DI 2

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 15.35
  • Alle copie consegnate o spedite, con forfetizzazione delle rese.

Questo secondo regime si applica limitatamente al commercio di libri, giornali quotidiani, periodici diversi da quelli elencati nella prima parte del nostro articolo, per il quale costituisce il sistema di base salvo opzione per il regime delle copie effettivamente vendute (l’esercizio di tale opzione si desume dal comportamento concludente ed è comunicata all’Agenzia delle Entrate tramite il rigo VO6 della dichiarazione Iva).

L’iva sulle cessioni può essere determinata per ciascuna testata o titolo sulla base delle copie consegnate o spedite, diminuite di una percentuale di resa forfetizzata pari al:

- 70% per i libri;

- 80% per i giornali quotidiani e i periodici.

La somma su cui applicare la percentuale forfettizzata è determinata dal prezzo di copertina di tutte le copie consegnate o spedite, anche a titolo gratuito, in abbonamento o in esecuzione di contratti estimatori (sono escluse le copie esportate, in quanto non imponibili e quelle cedute a titolo di campione gratuito, purché riportino la relativa specifica indicazione espressa sia sopra il prezzo di vendita, che sulla copertina).

L’Iva a carico dell’editore si determina scorporando l’imposta sull’ammontare dei corrispettivi diminuiti della percentuale di resa forfetizzata. Sulla base così determinata si applica l’aliquota del 4%.

Le variazioni di prezzo intervenute successivamente alla consegna o spedizione, comportano corrispondenti rettifiche della base imponibile già assoggettata all’imposta.

Nel regime forfettario l’editore dovrà tenere un apposito registro, detto "registro delle tirature", annotando entro il mese successivo quanto segue;

- il numero delle copie consegnate o spedite (con esclusione di quelle di cui alle successive lettere b) e c)

- il numero delle copie consegnate o spedite in abbonamento, con esclusione di quelle di cui alla successiva lettera c)

- il numero di copie cedute senza applicazione dell'imposta in esportazione o cessione intracomunitaria

- il numero di copie costituenti la resa forfetaria, calcolata sul numero di copie consegnate o spedite di cui alla precedente lettera a)

- il prezzo di vendita al pubblico, comprensivo dell'imposta, di ciascuna copia

- l'ammontare dei corrispettivi, determinato moltiplicando il prezzo di cui alla lettera e) per il numero delle copie consegnate o spedite di cui alla lettera a), diminuito di quelle costituenti la resa forfetaria di cui alla lettera d)

- l'ammontare dei corrispettivi, comprensivi dell'imposta, riscossi per le cessioni di pubblicazioni effettuate in abbonamento, ridotto delle percentuali di forfetizzazione della resa

- l'ammontare complessivo imponibile determinato sulla base dell'importo dei corrispettivi di cui alle lettere f) e g), diminuito, a norma del comma 4 dell'articolo 27, delle percentuali ivi indicate

- l'ammontare della relativa imposta.

Per entrambi i regimi è necessario che le pubblicazioni rechino sulla copertina l’indicazione del prezzo di vendita al pubblico comprensivo di Iva. In assenza di tale requisito, pur restando ferma l’applicazione del regime monofase sull’intero prezzo della confezione, si renderà applicabile l’aliquota ordinaria Iva del 22% anziché quella ridotta.

Detto questo, in merito alla detraibilità degli acquisti non vi sono eccezioni degne di nota: l’editore può detrarre regolarmente l’imposta assolta sugli acquisti o sulle importazioni di beni e servizi impiegati nella produzione, edizione o commercio registrando il quanto nel registro degli acquisti. L’unica particolarità è dovuta dall’indetraibilità dell’imposta pagata in dogana relativamente alle pubblicazioni in esame importate dall’estero.

Come sottolineato in apertura di articolo, il regime dell’editoria si riferisce esclusivamente all’attività svolta dagli editori. << Tutti gli altri soggetti che intervengono nei successivi passaggi (distributori, commercianti e rivenditori), fino alla vendita all'acquirente finale, restano fuori dall'imposta, sia dal punto di vista sostanziale sia da quello formale >>. A loro, tuttavia, non è preclusa la detrazione dell'IVA pagata per l'acquisto dei beni, diversi dai prodotti editoriali, utilizzati nello svolgimento dell'attività di commercializzazione di questi ultimi.

<< Nel campo dell’editoria, pertanto, l'IVA deve essere corrisposta unicamente dall'editore (contribuente di diritto) sul prezzo di copertina della pubblicazione e l'imposta rimane condensata nel prezzo di vendita della pubblicazione e non può essere separatamente addebitata in fattura >>.

Per quel che concerne distributori e rivenditori vi è da precisare che quanto prima esposto si riferisce a soggetti che agiscono in nome proprio, in esecuzione di un contratto estimatorio o di una vera e propria cessione;ciò in quanto, qualora agissero invece in nome e per conto dell’editore, in esecuzione di contratti di deposito con rappresentanza o di altre tipologie contrattuali similari, il corrispettivo afferente tale attività d’intermediazione sarebbe soggetto a IVA nei modi ordinari, con applicazione delle normali regole in tema di detrazione e rimborso.


CIARI & ASSOCIATI S.T.P. - S.R.L.



A FINE ANNO STOP AL BONUS FACCIATE

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 13.55

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il “Documento programmatico di bilancio per il 2022”, in via di trasmissione alle autorità europee e al Parlamento. I principali interventi riguardano:

- la riduzione degli oneri fiscali;

- il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax;

- il taglio dal 22% al 10% dell’IVA su prodotti assorbenti per l’igiene femminile;

- la proroga e la rimodulazione delle misure in tema di transizione 4.0, nonché di quelle relative agli incentivi per gli investimenti immobiliari privati;

- il rifinanziamento del Fondo di Garanzia Pmi, della cosiddetta “Nuova Sabatini” e delle misure per l’internazionalizzazione delle imprese.

Dovrebbero poi essere rinnovati i bonus edilizi, limitatamente ai condomini per quanto riguarda il superbonus, mentre non dovrebbe essere prorogato il bonus facciate.


FONTE: IL SOLE 24 ORE - EUTEKNE



PMI, DUEMILA MILIARDI PER INVERTIRE SULLA CRESCITA

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 09.30

Il meeting annuale AIDC mette sul tavolo i numeri relativi ai risparmi “fermi” nei conti bancari e avanza alcune proposte per partecipare alla crescita del Paese.

Dopo il disastro della pandemia, che ha fatto male alla nostra economia quasi quanto ne ha fatto alla salute pubblica, è il momento di ripartire. Ma come farlo? Il Pnrr è un fattore importantissimo, ma è stato organizzato dalla Ue per riparare i danni da Covid. Non pensiamo quindi che sarà la panacea per tutti i nostri mali, perché l'economia italiana ha diversi problemi seri che preesistono alla crisi sanitaria.

Tra tutti il più grave è forse la insufficiente crescita della produttività, che provoca, tra l'altro, la mancata crescita dei salari. Questo guaio ha origine in quello che è un tratto culturale costitutivo dell'impresa in Italia: “piccolo è bello”. No, in realtà non lo è, e gli economisti ce lo dicono da lustri. Le microimprese italiane dovrebbero espandersi. E qui si incontra un altro carattere nazionale, per così dire, in questo caso di per sé affatto negativo: la nostra proverbiale propensione al risparmio. Attitudine non negativa perché il risparmio è investimento, e dall'investimento deriva la crescita di lungo periodo. Ma dal generale al particolare, qui cade l'asino. Come si investe in Italia?

Il Meeting nazionale dell’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti (AIDC) che si terrà a Roma il prossimo 21 ottobre metterà sul tavolo alcuni numeri relativi ai risparmi “fermi”, avanzando proposte concrete per promuovere una partecipazione collettiva alla crescita del Paese. I depositi bancari hanno raggiunto oggi i 2000 miliardi di euro, un notevole 'tesoretto'. Se non che dopo anni, 'chiamata' dalla vibrante ripresa post coronavirus, sta tornando l'inflazione, e questa è una minaccia. Uniamo le due tematiche. La domanda è: come possiamo creare un rapporto virtuoso e produttivo tra PMI e piccoli investitori? E ancora, come far sì che le agevolazioni ideate durante la pandemia a favore delle imprese lascino il posto a misure strutturali? È possibile permettere ai risparmiatori di finanziare le imprese, assicurando loro al contempo un'adeguata rete di protezioni e competenze per poter compiere scelte corrette? C'è ancora un problema di “vincoli finanziari” per imprese e singoli imprenditori? Come si può incrementare la capitalizzazione delle PMI, oggi inferiore a quella media europea, e allungare la scadenza del loro indebitamento medio?

I capitali ‘fermi’ sono una zavorra per il settore bancario, che rischia di dover versare alla BCE un conto salato per le riserve liquide in eccesso, e per i risparmiatori, che rischiano di vedere eroso il loro denaro dall’inflazione ormai avviata. Senza contare che, se questa situazione fa venire loro voglia di investire - proposito sensato, di per sé - in giro è pieno di squali: le cronache non smettono di parlarci di processi per truffe finanziarie architettate da coloro che sfruttano l'asimmetria informativa per raggirare quanti, digiuni di cultura finanziaria, a questi personaggi si affidano. Ma più in generale c'è anche un problema per l’economia reale, visto che questo risparmio a oggi inutilizzato potrebbe finanziare progetti di capitalizzazione, sviluppo e crescita delle nostre PMI. Le soluzioni, però, esistono.


FONTE: LA STAMPA



GLI ITALIANI RESTANO RISPARMIATORI MA CRESCONO LE FAMIGLIE IN DIFFICOLTA'

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 08.25

Gli italiani restano un popolo di risparmiatori ma l'emergenza Covid ha fatto crescere il numero di famiglie in difficoltà. È quanto rileva l'Acri nella sua indagine "Gli italiani e il risparmio". In particolare resta "molto alta", al 45%, la percentuale di italiani che sono riusciti ad accumulare con tranquillità risparmi negli ultimi 12 mesi, guardando soprattutto al futuro. Al contempo, però, è tornato a risalire, al 19% del 2021 contro il 16% del 2020, il numero di famiglie che ha fatto ricorso a risorse proprie o a prestiti, descrivendo quindi, "una situazione meno rosea che ha portato ad associare il risparmio a un senso di sacrificio". Inoltre, quasi una famiglia su due (il 49% contro il 47% del 2020) ha esaurito o si rende conto di essere prossima a esaurire le risorse a propria disposizione. L'indagine mostra anche che vi è un'ampia quota di italiani in grado di resistere alle difficoltà (38%), con una situazione economica in miglioramento (13%).

Secondo il documento, un 38% delle famiglie negli ultimi 2 o 3 anni ha mantenuto facilmente il tenore di vita, e un 13% addirittura lo ha migliorato. Per contro, il il 39% ha fronteggiato difficoltà e rinunce, e il 10% ha "dovuto prendere atto di un peggioramento". Un quinto delle famiglie dichiara di essere stato colpito direttamente dalla crisi negli ultimi 12 mesi, trovandosi a dover gestire la perdita del posto di lavoro (12%) o condizioni retributive peggiori (10%).

Sempre in tema di risparmio, più della metà degli italiani dichiara di riuscire ad accantonare del denaro senza troppe rinunce (53%), sebbene questa percentuale sia in flessione rispetto allo scorso anno (58%), complice anche l'andamento dei consumi, soprattutto dei beni di prima necessità, che distolgono le risorse familiari dal risparmio, oltre a dinamiche inflazionistiche.

Oggi - sottolinea la survey Acri-Ipsos, per le famiglie italiane, risparmiare significa, da una parte, "tranquillità" (44%, seppur in lieve flessione rispetto allo scorso anno, 46%) - sentendosi autonomi qualora dovesse emergere la necessità di far fronte a imprevisti - e, dall'altra, "poter aprire una finestra sul futuro" (33% vs 30% nel 2020).

Cresce, al contempo, l'associazione tra risparmio e senso di sacrificio (23% vs 21% nel 2020), seppur meno rilevante, soprattutto tra le famiglie che sono in difficoltà. Rimane sempre molto alto, per quanto in decrescita rispetto allo scorso anno, il numero di famiglie che potrebbe sostenere spese impreviste per 1.000 euro (79% vs 82% nel 2020), mentre il 42% (dato stabile rispetto allo scorso anno e in crescita rispetto al passato) non avrebbe problemi anche qualora le spese impreviste corrispondessero a 10.000 euro.

Tuttavia il 19% degli italiani nell'ultimo anno, "non solo non è riuscito a risparmiare, ma ha addirittura fatto ricorso a quanto accumulato (15%) o a prestiti (4%)". Si conferma, quindi, una certa polarizzazione: se le famiglie in difficoltà sono stabili (18%), si riducono quelle che sono riuscite a risparmiare e prevedono di risparmiare nei prossimi 12 mesi (35% vs 41% nel 2020), lasciando spazio a famiglie che si trovano in una situazione "un po' in bilico (famiglie che galleggiano)".


FONTE: LA REPUBBLICA



OCSE, IN ITALIA TROPPA LA SPESA PER LE PENSIONI

Pubblicato il 20 ottobre 2021 alle 08.05

Per l'Italia è "fondamentale" la riforma fiscale perché "ha il quinto cuneo fiscale più alto dell'Ocse e questo non incoraggia il lavoro in un paese in cui il lavoro dipendente rappresenta il 57% della popolazione attiva" contro il "67% del resto dell'Ocse". E' quanto spiegato dai rappresentanti dell'Ocse durante un'audizione davanti alla commissione Bilancio del Senato in merito al Rapporto economico 2021 sull'Italia. Il "governo ha riconosciuto" questo problema e ridotto il cuneo "soprattutto per giovani e donne" e per il "Sud". Ma una "riduzione permanente del cuneo fiscale sarebbe importante soprattutto per quanto riguarda le donne".

Secondo l'Ocse, "l'Italia e' in ottima posizione per fare bene ma sono necessarie le riforme. Il Pnrr puo' fare la differenza perche' contiene riforme strutturali che erano necessarie da molto tempo e le fa coincidere con nuovi finanziamenti degli investimenti".

Inoltre, "l'Italia spende per le pensioni e per i servizi del debito molto più degli altri paesi dell'Ocse. Cosa più interessante se andiamo a vedere la spesa per migliorare la crescita, quali l'istruzione e le infrastrutture questa è più bassa. Il punto è che questo penalizza i giovani e frena le prospettive di crescita future", hanno sottolineato i rappresentanti dell'organizzazione parigina.


FONTE: ITALIAOGGI




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