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Rassegna stampa

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IL BLOCCO DELLE PROCEDURE ESECUTIVE NEL SOVRAINDEBITAMENTO

Posted on September 7, 2020 at 2:00 PM

Attraverso la disciplina ex Legge 3/2012 del sovraindebitamento, è possibile intervenire anche quando è in corso l’azione esecutiva da parte del creditore poiché la Legge 3/2012 art. 10, comma 2, sub c) recita << sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali >>.

Il deposito del piano di sovraindebitamento blocca le azioni esecutive e la messa all’asta dei beni, indipendentemente dallo stato di avanzamento in cui tali procedure si trovano. Pertanto il blocco delle procedure esecutive comporta:

a) Un divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari e di acquisire diritti di prelazione per tutti i creditori anteriori a tale pubblicità;

b) Blocco delle azioni esecutive da parte dei creditori per causa o titolo posteriore all’omologa sui beni oggetto del piano.

Viceversa non è possibile intervenire qualora un bene sia stato già venduto all’asta e anche se le somme non sono ancora state assegnate ai creditori: in tal caso la Legge sul sovraindebitamento può comportare una diversa assegnazione del ricavato dell’asta ma non può annullare l’assegnazione all’acquirente che ha esperito un’offerta valida: quindi in una situazione del genere, il piano di sovraindebitamento potrà essere presentato poiché verterà sulla distribuzione del ricavato della vendita del bene, raggiungendo, quindi, ugualmente il suo scopo di esdebitare il sovraindebitato.

Il problema, invece resta per l’ipotesi di sospensione dell’asta e/o della procedura esecutiva nella fase preliminare al deposito del piano all’organismo di composizione della crisi e il deposito del piano completo con l’attestazione dell’OCC. In questo caso siamo di fronte a un momento in cui sono necessari tempi tecnici per l’attività dell’organismo e per la stesura del piano, ma potrebbero esserci vendite di beni mobili o immobili che se perfezionate modificherebbero o addirittura renderebbero impossibile la presentazione del piano. Di fronte a tali situazioni in genere assistiamo a richieste ai giudici delle esecuzioni di sospensione della procedura.

A nostro avviso il giudice competente a decidere sulla sospensione non è neanche più il giudice dell’esecuzione, bensì quello designato per la procedura ex L. 3/2012 ed a meno di miracoli, sarà ben difficile che pronunzi una sospensione della procedura esecutiva in difetto di un piano/proposta, o almeno di una bozza di piano che renda plausibile la fattibilità del piano stesso.

Tuttavia i casi non mancano e vi sono sospensioni della procedura prima del deposito del piano ottenute presso i Tribunali di Piacenza, Lodi e Livorno, mentre al contrario il Foro di Milano ma anche quello di Monza hanno respinto analoghe richieste.

Tuttavia, come precedentemente detto, qualora si fosse giunti in prossimità dell’asta certamente esistono possibilità di intervenire valutando la proposta ai creditori oppure di cercare utilizzare lo strumento della liquidazione del patrimonio. In tal caso il cespite verrebbe perduto, ma almeno si avrebbe l’opportunità di ripartire con zero debiti.


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SOGGETTI PASSIVI ALLA CASSA PER IL VERSAMENTO DEL SALDO IVA 2019

Posted on September 7, 2020 at 1:00 PM

Come confermato dalla circ. Agenzia delle Entrate 20.8.2020 n. 25 (§ 3.4), i versamenti sospesi dagli artt. 61 e 62 del DL 18/2020 (conv. L. 27/2020) e dall’art. 18 del DL 23/2020 (conv. L. 40/2020) con scadenza nei mesi di marzo (fra i quali, il saldo IVA per l’anno 2019), aprile e maggio 2020 possono essere effettuati, senza l’applicazione di sanzioni e interessi:

- per intero entro il 16.9.2020 o in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire dalla predetta data;

- per il 50% in un’unica soluzione entro il 16.9.2020 o in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire da tale data e, per il restante 50%, in una o più rate mensili di pari importo (massimo 24) con scadenza dal 18.1.2021 (in quanto il 16.1.2021 è sabato).

Il soggetto passivo che, pur avendo i requisiti per beneficiare della sospensione del versamento del saldo IVA per il 2019 da eseguire a marzo 2020, abbia comunque versato la prima rata, ma non anche quelle in scadenza nei mesi di aprile e/o maggio 2020, può versare il debito annuale IVA residuo secondo le modalità sopra descritte.


FONTE: EUTEKNE



CERNOBBIO FA IL TIFO PER DRAGHI: "SAREBBE UNA MANNA DAL CIELO"

Posted on September 7, 2020 at 9:40 AM

Dopo aver visto il Prodotto interno lordo cadere del 12,8% nel secondo trimestre dell'anno, il ministro Gualtieri si aspetta che l'Italia riesca a riemergere dalla crisi scaturita dal coronavirus e dal lockdown con un ritmo superiore a quel che si poteva immaginare qualche tempo fa. "Il rimbalzo del Pil nel terzo trimestre" sarà "maggiore del previsto", afferma infatti il ministro dell'Economia al Forum Ambrosetti di Cernobbio e ritiene che ci sia "un ampio set di indicatori" a giustificare questa fiducia.

 

Già quando l'Istat annunciò il crollo record del Pil, il 31 di agosto, il Mef aveva rimarcato come i dati sulle entrate facessero ben sperare in un "forte rimbalzo" del Pil nel terzo trimestre. Secondo i dati del Tesoro, le entrate tributarie al 20 agosto mostrano un rialzo del 9% e per il Ministro "ci consentono di auspicare un forte rimbalzo del Pil nel terzo trimestre, dopo la caduta del secondo trimestre confermata dai dati odierni dell'Istat che apportano alla precedente stima una revisione molto contenuta".

 

Oggi, Gualtieri è tornato a spiegare che "la caduta media annuale del Pil italiano" non "sarà a due cifre" grazie anche al forte rimbalzo del terzo trimestre. "La stima esatta sarà pubblicata a fine settembre con la Nadef" (Nota di aggiornamento al DEF, ndr) e bisognerà tenere conto delle incertezze del quarto trimestre dovute all'evoluzione della pandemia.

 

Di altri temi caldi ha parlato il ministro in occasione del Forum di Cernobbio. Ha assicurato che il Governo non attenderà la scadenza di aprile ma presenterà "ufficialmente" i progetti per il Recovery Fund già a gennaio "nel primo giorno in cui saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale". Si punta a "investimenti che dovranno avere una organicità per evitare che siano fra loro scollegati". Diverse le aree di intervento citate dal ministro fra cui la "digitalizzazione, l'innovazione, le infrastrutture, la formazione, la salute, la ricerca e la decarbonizzazione". "L'ambizione è alta e l'impegno non è riportarci a quell'Italia di prima crisi che non era forte equa e sicura, ma l'impegno è ritrovarci a uscire dall' emergenza in un paese migliore".

 

"Il Recovery plan - ha aggiunto Gualtieri - ci dà le condizioni, uno spazio anche fiscale, per far entrare a regime una riforma che speriamo anch'essa sia ambiziosa e dia semplicità al sistema tributario e una riduzione del carico anche fiscale, soprattutto per i redditi medi e medio bassi". Il piano europeo, ha ricordato a margine del Forum, "sarà incentrato sugli investimenti che hanno un forte impatto sul Pil, sulla crescita economica vedrete nelle stime a breve. Quindi questa massa di investimenti aggiuntivi ci darà anche lo spazio per far entrare gradualmente a regime una riforma fiscale che strutturalmente si finanzierà con il contrasto all'evasione fiscale e con la riforma del sistema delle detrazioni della tassazione ambientale".

 

 

 


FONTE: REPUBBLICA



GUALTIERI: IL RIMBALZO DEL PIL SARA' MAGGIORE DEL PREVISTO

Posted on September 7, 2020 at 8:55 AM

Dopo aver visto il Prodotto interno lordo cadere del 12,8% nel secondo trimestre dell'anno, il ministro Gualtieri si aspetta che l'Italia riesca a riemergere dalla crisi scaturita dal coronavirus e dal lockdown con un ritmo superiore a quel che si poteva immaginare qualche tempo fa. "Il rimbalzo del Pil nel terzo trimestre" sarà "maggiore del previsto", afferma infatti il ministro dell'Economia al Forum Ambrosetti di Cernobbio e ritiene che ci sia "un ampio set di indicatori" a giustificare questa fiducia.

 

Già quando l'Istat annunciò il crollo record del Pil, il 31 di agosto, il Mef aveva rimarcato come i dati sulle entrate facessero ben sperare in un "forte rimbalzo" del Pil nel terzo trimestre. Secondo i dati del Tesoro, le entrate tributarie al 20 agosto mostrano un rialzo del 9% e per il Ministro "ci consentono di auspicare un forte rimbalzo del Pil nel terzo trimestre, dopo la caduta del secondo trimestre confermata dai dati odierni dell'Istat che apportano alla precedente stima una revisione molto contenuta".

 

Oggi, Gualtieri è tornato a spiegare che "la caduta media annuale del Pil italiano" non "sarà a due cifre" grazie anche al forte rimbalzo del terzo trimestre. "La stima esatta sarà pubblicata a fine settembre con la Nadef" (Nota di aggiornamento al DEF, ndr) e bisognerà tenere conto delle incertezze del quarto trimestre dovute all'evoluzione della pandemia.

 

Di altri temi caldi ha parlato il ministro in occasione del Forum di Cernobbio. Ha assicurato che il Governo non attenderà la scadenza di aprile ma presenterà "ufficialmente" i progetti per il Recovery Fund già a gennaio "nel primo giorno in cui saranno pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale". Si punta a "investimenti che dovranno avere una organicità per evitare che siano fra loro scollegati". Diverse le aree di intervento citate dal ministro fra cui la "digitalizzazione, l'innovazione, le infrastrutture, la formazione, la salute, la ricerca e la decarbonizzazione". "L'ambizione è alta e l'impegno non è riportarci a quell'Italia di prima crisi che non era forte equa e sicura, ma l'impegno è ritrovarci a uscire dall' emergenza in un paese migliore".

 

"Il Recovery plan - ha aggiunto Gualtieri - ci dà le condizioni, uno spazio anche fiscale, per far entrare a regime una riforma che speriamo anch'essa sia ambiziosa e dia semplicità al sistema tributario e una riduzione del carico anche fiscale, soprattutto per i redditi medi e medio bassi". Il piano europeo, ha ricordato a margine del Forum, "sarà incentrato sugli investimenti che hanno un forte impatto sul Pil, sulla crescita economica vedrete nelle stime a breve. Quindi questa massa di investimenti aggiuntivi ci darà anche lo spazio per far entrare gradualmente a regime una riforma fiscale che strutturalmente si finanzierà con il contrasto all'evasione fiscale e con la riforma del sistema delle detrazioni della tassazione ambientale".

 

 

 


FONTE: REPUBBLICA



LAVORO, GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI NON BASTANO: SERVONO CAPITALI PRIVATI

Posted on September 7, 2020 at 8:50 AM

Se c’è un’urgenza accanto a quella della scuola e della sanità, questa riguarda l’occupazione. La crisi da Covid-19 ha sospeso un numero rilevante di lavoratori e ha cambiato le modalità di prestazione del lavoro. La ripresa non sarà per tutti i lavoratori. Occorre utilizzare le risorse disponibili dal Fondo Europeo Sure, non già per finanziare la Cassa Integrazione Guadagni, ma per avviare rapidamente una riforma del sistema di assistenza a chi perde il lavoro. Occorre passare dalla Cassa Integrazione Guadagni a una vera indennità di disoccupazione, con tanto di formazione e avvio a nuovi lavori, anche nel settore pubblico che oggi appare sottodimensionato come addetti, specie per i servizi alle persone.

Un programma per la ripresa

Un programma di questa portata è urgente per affrontare bene la ripresa, mentre si potrebbe lasciare la cig solo per la disoccupazione temporanea e, a mio avviso, questa forma di assicurazione dovrebbe essere interamente delegata alle organizzazioni dei lavoratori e delle imprese che se la gestiscano e se la finanzino come desiderano e potrebbe quindi uscire dal comparto pubblico, salvo una forma di sorveglianza. V’è poi da organizzare le nuove forme di lavoro in remoto, che si estenderanno pur se non sostituiranno il lavoro in presenza, e occorre favorire la nascita di nuovi lavori e la crescita dell’occupazione. Questo obiettivo, e non potrebbe essere altrimenti, va di pari passo con la crescita degli investimenti e la creazione di nuove imprese. Il lavoro remoto non potrà essere svolto così come lo abbiamo conosciuto durante la fase acuta della pandemia.

Smart working da ripensare

Non tutti i lavoratori possono disporre di strumenti di lavoro e soprattutto di spazi idonei nelle loro abitazioni per svolgere in remoto le loro prestazioni lavorative. Occorrerà trovare forme di indennizzo e/o spazi di co-working per non gravare sui lavoratori. Ma occorrerà anche cambiare modalità di lavoro, procedure e sistemi organizzativi delle imprese, perché il lavoro in remoto sposta l’organizzazione delle imprese da un sistema gerarchico a un sistema decentrato, dove prevale il lavoro per obiettivi rispetto a quello per procedure. Quanto agli investimenti e alla creazione di nuove imprese, sicuramente sono utili sostegni economici, un fisco meno pesante e processi di semplificazione amministrativa, ma un ruolo fondamentale e insostituibile lo gioca il capitale di rischio, perché solo coloro che impegnano e rischiano i propri averi hanno poi la giusta attenzione e la forte determinazione a riuscire, ciò che assicura il successo dell’impresa e la stabilità nel tempo dei posti di lavoro creati.

L’importanza dei capitali privati

Ecco allora che diviene importante che, accanto alle misure di sostegno all’economia, ci siano poi soggetti determinati a investire e intermediari finanziari disposti a rischiare e capaci di valutare i progetti industriali. Un tempo era essenzialmente il sistema bancario a fornire i capitali. Ma, dopo le vicende degli ultimi venti anni, è cresciuto un operatore finanziario non bancario: si tratta di quello che chiamiamo Private Capital, ossia fondi di Private Equity, di Private Debt e di Venture Capital (con tutte le innovazioni che si stanno manifestando) che raccolgono risparmio privato da parte di investitori istituzionali e, pur se in minor misura, da privati cittadini con elevate disponibilità finanziarie e li investono nelle imprese per farle crescere e per remunerare il risparmio così raccolto attraverso la crescita del valore delle imprese in portafoglio.

Dove investe il Private Capital cresce l’occupazione

L'Aifi, associazione che presiedo da alcuni anni, ha svolto una indagine sul rapporto tra Private Capital e Human Capital. Risulta da questa indagine che le imprese partecipate dal Private Capital hanno avuto un rilevante aumento di occupazione e che la quota di laureati assunti è, seppur non di molto, superiore a quella delle altre imprese. Lo stesso vale per l’occupazione femminile. Risulta anche che nel corso del primo semestre di quest’anno i fondi di Private Equity hanno investito nelle imprese in portafoglio soprattutto per aumenti di capitale volti anche ad acquisizioni per una crescita dimensionale.

Nuovi processi per le Pmi

Insomma, l’Italia delle piccole imprese necessita di capitali per affrontare le nuove organizzazioni del lavoro, per investire in nuovi processi e per accrescere la capacità produttiva, per creare nuove imprese che saranno domani gli assi portanti della nostra economia. Tutto questo non può essere fatto con capitali pubblici, specie per un paese, come il nostro, dove elevato è il risparmio privato, spesso investito in titoli che rendono poco o investito in imprese straniere mentre quelle italiane potrebbero dare rendimenti anche superiori. La crescita del Private Capital in Italia è la via per apportare nuovo capitale alle imprese e, quindi, è la via per far crescere la nostra economia e consentirle di affrontare i molti cambiamenti del dopo Covid-19.

  


FONTE: SOLE24ORE



L'AFFITTO D'AZIENDA NEL FALLIMENTO

Posted on September 1, 2020 at 2:35 PM

L’affitto di azienda, disciplinato dall’art. 104-bis L.F., malgrado presenti evidenti analogie rispetto all’esercizio provvisorio di cui all’art. 104 L.F., è alternativo rispetto a quest’ultimo e ha certamente caratteristiche differenti.

L’affitto dell’azienda in crisi è un istituto teoricamente meno pericoloso per la massa di creditori, giacché, pur se svolta utilizzando i beni del fallito, l’attività è imputata esclusivamente all’affittuario, sul quale quindi ricade il rischio d’impresa. Anzi, sempre dal punto di vista teorico, la procedura potrà ottenere dall’affitto un duplice vantaggio economico: da un lato incamererà i canoni di affitto mentre dall’altro, mantenendo in funzione l’organismo produttivo, eviterà la dispersione dell’avviamento che così potrà essere inserito nel calcolo del prezzo nella futura cessione dell’azienda.

Inoltre spesso accade che il potenziale acquirente dell’impresa fallita, prima di rilevare a titolo definitivo l’azienda, preferisca valutare direttamente le sue potenzialità prendendo in affitto la stessa per un determinato periodo di tempo. In aggiunta la stessa legge fallimentare tende a privilegiare questa modalità di acquisizione ovvero periodo di affitto con diritto di prelazione al termine del contratto di locazione.

Fatta tale premessa, il curatore deve presentare istanza al giudice delegato il quale, previo parere favorevole del comitato dei creditori, autorizza l’affitto dell’azienda del fallito a terzi, anche limitatamente a specifici rami aziendali.

Il legislatore stabilisce il contenuto minimo del contratto di affitto:

a)Il contratto di affitto d’azienda deve contenere il diritto di recesso del curatore dal contratto che può essere esercitato, sentito il comitato dei creditori (parere non vincolante), con la corresponsione all’affittuario di un giusto indennizzo (in prededuzione);

b)Il contratto deve prevedere il diritto del curatore di procedere all’ispezione dell’azienda;

c)L’affittuario deve presentare garanzie (reali o personali) per il pagamento dei canoni.

La scelta dell’affittuario, dopo aver adeguatamente pubblicizzato la possibilità di concessione in affitto dell’azienda, deve essere effettuata dal curatore stesso, il quale non solo dovrà valutare sulla base dell’ammontare dei canoni offerti, ma anche tenuto conto delle garanzie offerte (compresa la conservazione dei livelli occupazionali) e dalle strategie imprenditoriali che il potenziale affittuario intende perseguire.

Nella determinazione del canone di affitto sarà buona norma che il curatore predisponga opportuna perizia di valutazione facendosi supportare da un perito estimatore che verifichi i valori patrimoniali dei beni materiali e sulla base della quale il curatore provvederà a fare adeguata pubblicità per garantire la massima informazione e partecipazione degli interessati.

Inoltre, per quanto riguarda la durata dell'affitto questo non potrà superare il tempo prevedibile per la liquidazione dei beni, ed indicato, con una certa attendibilità, nel piano di liquidazione di cui all'art. 104-ter, l. Fall.

Generalmente l’affitto d’azienda è la premessa della successiva cessione per cui il curatore può decidere di inserire nel contratto la clausola di prelazione a favore dell’affittuario. Detta clausola attribuisce a quest’ultimo il diritto di essere preferito, a parità di condizioni, rispetto agli altri potenziali cessionari al momento della futura vendita dell’azienda.

Il diritto di prelazione viene concesso previa autorizzazione del giudice delegato e previo parere favorevole del comitato dei creditori. Esaurito il procedimento di determinazione del prezzo di vendita dell'azienda o del singolo ramo, il curatore, entro dieci giorni, lo comunica all'affittuario, il quale può esercitare il diritto di prelazione entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione.

I contratti sospesi dalla procedura fallimentare, proseguiranno con l’affittuario.

La mancata acquisizione dell’azienda comporta la retrocessione della stessa al fallimento, senza che ciò comporti la responsabilità della procedura per i debiti maturati sino alla retrocessione. Quindi la retrocessione dall’affitto d’azienda al fallimento comporta quanto segue:

1) In deroga all'art. 2112 c.c., la procedura non risponde dei debiti maturati a favore dei dipendenti fino alla retrocessione;

2) In deroga all'art. 2560 c.c., la procedura non risponde degli altri debiti, ovviamente anche previdenziali e tributari, maturati in capo all'affittuario fino al momento della retrocessione;

3) Ai rapporti giuridici pendenti al momento della retrocessione si applicano le disposizioni di cui agli artt. 72 e segg. legge fall., quindi la possibilità per il curatore di decidere se subentrare o sciogliere il contratto.

4) Ai rapporti contrattuali “posti in essere dall’affittuario”, se il curatore decide di non subentrarvi, questi proseguono nei confronti dell’affittuario.


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CESSIONARIO RESPONSABILE DEI DEBITI ANCHE CON CESSIONE DI RAMO D'AZIENDA

Posted on September 1, 2020 at 1:40 PM

L’art. 2560 c.c., in tema di cessione d’azienda o di ramo d’azienda:

- da un lato, inserisce nel contesto della cessione d’azienda la disciplina generale in tema di accollo dei debiti (art. 1273 c.c.);

- dall’altro, introduce una specifica disciplina della responsabilità patrimoniale del soggetto che acquisisce l’azienda, per le passività ad essa relative, anche nel caso in cui le parti non prevedano il contestuale accollo delle medesime.

La responsabilità ex lege del cessionario dell’azienda, prevista dal secondo periodo dell’art. 2560 c.c., soggiace, però ad un limite: deve trattarsi si passività inerenti al complesso aziendale risultanti dai libri contabili obbligatori tenuti dal cedente.

Resta possibile per le parti della cessione disporre un patto espresso di accollo avente ad oggetto anche i debiti contratti dal cedente e non risultanti dai libri obbligatori.


FONTE: EUTEKNE



UNIMPRESA: GOVERNO SENZA POLITICA INDUSTRIALE. IL PIL FINIRA' L'ANNO SOTTO I LIVELLI DEL 2000

Posted on September 1, 2020 at 9:15 AM

La pandemia è stato un evento straordinario, dagli "effetti nefasti" ma a ben vedere si è venuto ad aggiungere alle "carenze strutturali" del sistema economico italiano, che "negli ultimi vent'anni non ha avuto uno straccio di politica industirale". Ecco perché, immaginando un crollo del 12% del Prodotto interno lordo italiano alla fine del 2020, il reddito nazionale "tornerà alla fine dell'anno sotto i livelli del 2000, quando l'economia del nostro Paese cresceva del 4%". Quando, per intendersi, nelle orecchie risuonava Californication dei Red Hot Chili Peppers, l'Italia era impegnata nel Giubileo, la Lazio vinceva il suo secondo titolo di Campione d'Italia.

 

In questo ventennio il ritmo di espansione si è via via affievolito (era il +1,8% nel 2010) e l'inflazione è passata dal 2,2% del 2000 all'1,8% del 2010, mentre quest'anno dovrebbe fermarsi poco sopra soglia zero (0,2%): lo sanno bene le banche centrali. In calo gli investimenti, dal 20,8 del Pil del 2000 al 18% del 2018, mentre resta alta la quota di risparmi, stabile sopra il 20% del reddito nazionale.

 

Questi i dati che il Centro Studi di Unimpresa mette in fila sul ventennio 2000-2020, proprio per denunciare l'assenza di una politica industriale che ha tarpato la crescita e di lì messo anche ulteriore pressione sul fronte della finanza pubblica: "Il debito pubblico si attestava al 91% del Pil nel 2000, al 112% nel 2010 e, alla fine di quest'anno, dovrebbe salire fino al 150-160%; tra il 2000 e il 2020 la spesa per la previdenza e per le pensioni è passata dal 15% al 22% del Pil. L'unico elemento positivo è quello relativo all'occupazione: il tasso di occupazione era al 57,2% nel 2000 e oggi si attesta al 63,2%, anche se questo dato non tiene conti degli inattivi e di quanti, smettendo di cercare un impiego, escono dal mercato del lavoro, restringendo, così, il bacino dei potenziali lavoratori".

 

Il quadro commentato dal segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro, è pessimo. Secondo Lauro nel 2021 la prospettiva è di recuperare solo una frazione del -12% che si registrerà quest'anno. "L'esclusione dal lavoro tra disoccupati e inoccupati ha raggiunto i limiti della tollerabilità, molte imprese hanno dovuto chiudere i battenti e ben difficilmente li riapriranno, i redditi si riducono, i debiti insoluti stanno aprendo voragini nei bilanci delle banche e il debito pubblico viaggia verso vette da cui non si può scendere senza farsi molto male". Ai governi Conte, "paralizzati da programmi contraddittori", Unimpresa imputa di non essersi "neppure posto il problema di definire una politica industriale. Il governo attuale, inoltre, travolto dall'emergenza epidemica, ha finora cercato di tamponare la crisi ricorrendo a interventi in tempi normali incompatibili con un'economia di mercato concorrenziale, varando soltanto misure tampone e rivelando una totale mancanza di strategia per l'uscita dal baratro in cui siamo caduti".

 

 

 


FONTE: LA REPUBBLICA



CONTRATTI RISCRITTI CAUSA COVID

Posted on September 1, 2020 at 8:50 AM

Va rinegoziato il contratto squilibrato dalle misure anti Covid-19. Risoluzione e risarcimento del danno non possono essere le uniche forme di tutela quando la parte avvantaggiata disattende ogni obbligo di protezione nei confronti dell'altra. E c'è spazio anche per un intervento del giudice del merito, che pure non può sostituirsi alla volontà delle parti: è solo il ricorso all'equità che consente all'autorità giudiziaria di individuare elementi e aspetti del regolamento negoziale non definiti dai contraenti né determinati da disposizioni di leggi o usi. Insomma: l'intervento sostitutivo intanto è possibile se dal contratto emergono i termini nei quali le parti hanno voluto suddividere il rischio che deriva dall'esecuzione dello strumento negoziale. È quanto emerge dalla relazione 56/2020, pubblicata dall'ufficio del massimario della Cassazione sulle «Novità normative sostanziali del diritto “emergenziale” anti-Covid 19 in ambito contrattuale e concorsuale».

 

Lancette ferme. Per affrontare la pandemia il Governo ha fatto ricorso a quatto decreti legge: il primo, il 9/2020, per l'allarme lockdown, il Cura Italia, il decreto liquidità e quello giustizia. Ne risulta «una trama fitta di norme emergenziali e transitorie», rileva l'ufficio diretto dal consigliere Maria Rosaria San Giorgio, che «ferma le lancette dell'orologio dei rapporti negoziali tendenzialmente per l'anno in corso», in attesa dei tempi migliori (oltre a concedere «moratorie generalizzate» e a sterilizzare alcune norme di diritto societario e concorsuale che sono avvertite come stridenti rispetto alla crisi).

 

Casse contagiate. Anche «il venir meno del flusso di cassa è un contagio diffuso», scrive il magistrato estensore Salvatore Leuzzi. Ma la terapia non è la cesura del vincolo negoziale, bensì sospendere, postergare e ridurre le obbligazioni previste. La risposta all'esigenza di manutenzione del regolamento negoziale va trovata nel diritto contrattuale riletto alla luce del principio di solidarietà e rivitalizzato attraverso la clausola di buona fede «in un'ottica costituzionalmente orientata». Dunque? La rinegoziazione deve ritenersi impellente non soltanto quando le prestazioni sono in concreto interdette dalle misure di contenimento ma anche se si configura un aumento smisurato dei costi di produzione o di approvvigionamento di materie prime e servizi.

 

Sentenza costitutiva. È tuttavia angusto lo spazio per l'intervento del giudice, che può operare soltanto dall'interno del contratto servendosi di tutti gli strumenti forniti dalla legge per l'interpretazione. E unicamente quando sono le stesse parti a offrire nel regolamento negoziale i criteri per ristabilire l'equilibrio negoziale. I contraenti sono tenuti a trattare secondo buona fede: l'accordo per proseguire nell'esecuzione del contratto o scioglierlo deve convenire a entrambi. Il ricorso all'equità, d'altronde, non costituisce un principio di giustizia morale: il giudice che integra il contratto ne determina il contenuto in base ai criteri che gli offre il mercato. E se nel frattempo sono cambiati i costi indispensabili per l'esecuzione bisogna rimodulare le modalità attuative o incrementare il prezzo finale. Quando si ravvisa l'obbligo in capo alle parti di rinegoziare il rapporto squilibrato, si può ipotizzare che in caso d'inadempimento non scatti solo il risarcimento ma si possa chiedere l'esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto ex articolo 2932 Cc: la parte che non ottiene dall'inadempiente il contratto modificativo cui ha diritto può quindi chiedere che sia il giudice a costituirlo con la sua sentenza.

 

 

 


FONTE: ITALIAOGGI



IL PIL NON CRESCE DA UN ANNO: -12 PER CENTO NEL SECONDO TRIMESTRE

Posted on September 1, 2020 at 8:30 AM

Con il 12,8% congiunturale certificato oggi dall'Istat per il secondo trimestre del 2020 (un dato evidentemente influenzato dalle ricadute del blocco deciso per la pandemia di Covid), si conferma la lunga striscia di «mancata crescita» per la nostra economia.

L'ultimo segno più - un anemico +0,1% - risale infatti al secondo trimestre del 2019, ed è stato seguito da una crescita congiunturale zero nel trimestre successivo, e quindi da una serie di andamenti negativi, con -0,2% nell'ultimo trimestre del 2019, e quindi -5,5% nei primi tre mesi del 2020 e poi dal -12,8% comunicato oggi.

 

FONTE: LA STAMPA




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